Materie

Il percorso formativo è condotto da eccellenze che hanno dedicato e dedicano a tempo pieno la loro ricerca in favore della formazione di attori capaci di confrontarsi con le scuole internazionali mettendo in campo i metodi più innovativi, frutto di un costante e appassionato studio: Lucilla Lupaioli, Valeria Benedetti Michelangeli, Alessandro Di Marco, Alberto Bellandi, Emira Dervinyte. Oltre a questo gruppo di insegnanti curriculari, il centro ospita Workshop tenuti da professionisti della Danza come Paola Sorressa e Susanna Odevaine, del Canto come Evelina Meghnagi e Antonella Voce, e del Casting come Lilia Trapani e Gabriella Giannattasio.

Acting | Drammaturgia

lucilla-insegnanti
Docente Lucilla Lupaioli

Training rilassamento e risveglio: il training corporeo è alla base del lavoro dell’attore. Il corpo è il contenitore sensibile e ricettivo della nostra storia personale. Il training permette di rendersi consapevoli delle tensioni fisiche, e di capire che corrispondono ai blocchi emotivi che impediscono la naturale manifestazione dell’energia vitale; il training fornisce quegli strumenti indispensabili all’attore per affrontare il palcoscenico con un corpo rilassato ma sveglio, pronto a rispondere attivamente al progetto della scena, sempre più espressivo, vigile, presente, in contatto con il campo emotivo umano e con gli altri. Gli esercizi, individuali e di gruppo e i numerosi giochi, contribuiscono a creare le basi personali sulle quali può poggiare saldamente la materia artistica di ogni singolo attore. Un fondamentale aspetto del lavoro è la creazione di un gruppo di lavoro collaborativo dove la reciproca fiducia crea lo spazio adeguato ad esprimersi in libertà e senza il peso del giudizio. È così che l’atmosfera può aiutare l’attore a sperimentarsi e conoscersi. Riscaldamento dinamico, rilassamento, lavoro sensoriale, esercitazioni di comunicazione e contatto.

Acting e propedeutica: la propedeutica scenica si riferisce a tutti quegli esercizi che servono a padroneggiare il palcoscenico, ad affinare l’osservazione della realtà, le dinamiche dell’azione, gli obiettivi e la volontà. Le esercitazioni sul palco mettono l’attore di fronte a cosa significa creare e rendere viva una realtà che, di fatto, non esiste. Cosa significa credere, quali sono gli elementi concreti di un conflitto e come agiscono su di noi. Cosa significa individuare una propria identità e al tempo stesso riconoscersi dentro personaggi e storie apparentemente lontanissime dal nostro vissuto. Cosa significa ricreare e vivere l’esperienza che la scena ci propone, invece che imitarla. Le esercitazioni sul palcoscenico e di fronte alla telecamera, sono indispensabili ad edificare le fondamenta del nostro mestiere. Quanto più l’attore diventa consapevole degli strumenti che possiede e si allena, tanto più le regole diventano punti di forza e trampolini di lancio capaci di sostenerlo e stimolarlo nella pratica della sua arte.

L’incontro con il testo e con la messa in scena è il fine ultimo di tutto il training. Sebbene sia normalmente mediato dall’interpretazione del regista, il testo ha una struttura precisa, ed è una fonte alla quale l’attore deve imparare ad attingere autonomamente. I testi vengono analizzati anche e soprattutto dal punto di vista dell’attore, cercando di individuare quali sono gli elementi che è necessario cercare per strutturare l’incontro con il personaggio e con l’azione scenica. L’analisi del testo è un passaggio centrale verso la scena e verso l’evento o gli eventi che è necessario lasciar accadere: imparare a decodificare il testo lontani da intellettualismi e da interpretazioni prestabilite, significa cercare e trovare la solida intelaiatura che sostiene l’esplorazione dell’attore, significa tracciare quelle tappe atte a sostenere l’attore e a suggerirgli le domande che lo faranno progredire verso il compimento dell’esperienza. La scoperta del personaggio al quale deve fare spazio si rivela spesso come uno dei momenti più significativi per il percorso attoriale, e la messa in scena è il momento nel quale si raccolgono i frutti più importanti di tutta la preparazione. Esercitazioni sceniche, improvvisazione, obiettivi, conflitti, monologo interiore, il personaggio, scene.

Voce

valeria-insegnanti
Docente Valeria Benedetti Michelangeli

La nostra voce è la connessione più intima e più profonda con la nostra essenza; è strettamente legata al respiro, è la vibrazione che connette il dentro con il fuori, è il nostro involontario legame con il mondo. Uno dei più comuni problemi dell’acting è proprio quello di temere di perdere il collegamento fra quello che interiormente si prova, e la capacità di esprimerlo senza che le tensioni che si creano a livello dell’apparato fonetico e nel corpo, ci ostacolino. Questa difficoltà può abbassare il livello dell’interpretazione. È importante quindi, allenare il contatto fra esterno e interno, fra movimento e suono, fra sensazione ed emissione. Quando qualcuno ci rivolge la parola veniamo immediatamente investiti da una miriade di informazioni: ne definiamo la provenienza sociale e regionale, abbiamo notizie sulla sua età, gruppo d’appartenenza e grado d’istruzione. Ma ancora di più, involontariamente il nostro corpo reagisce all’onda d’informazioni emotive: ci è simpatica o meno, è allegra o triste, formale o spontanea, onesta o mentitrice. La voce insieme con la parola costituisce un universo di variabili con cui noi conviviamo inconsapevolmente. Come per le altre risorse del nostro corpo, nel quotidiano ne usiamo solo una piccola parte, limitata spesso da abitudini che noi scambiamo per “naturali”.

Molto tempo delle nostre classi è dedicato a prendere consapevolezza della fisicità della voce per poterla restituire alla sua libertà. La parola è uno strumento assai sensibile, quindi spesso rallentata da tensioni inutili. I ragazzi hanno la possibilità di sviluppare una loro autonomia, così da poter cominciare a giocare. Come tutte le discipline fisiche ha bisogno di esercizio, perché insieme con il corpo, la voce possa servirci e non essere d’ostacolo: un meraviglioso strumento per un attore da scoprire, perché vario e ricco e vitale.

Dizione

ale-insegnanti
Docente Alessandro Di Marco

Sulla base della scoperta di una voce autentica e libera, si fonda il lavoro sulla dizione, che viene proposto con una modalità attiva e fisica attraverso esercitazioni, giochi, reciproco ascolto e presa di consapevolezza della ricchezza, possibilità e limiti dei dialetti di provenienza. Da sempre amo la lingua italiana, e il mio amore per la lingua italiana è arrivato al suo picco quando ho scoperto l’etimologia reale del termine desiderium (in latino, desiderio): dal latino, appunto, de, che indica un movimento dall’alto verso il basso, e sidus, sideris = stella. Il desiderio è, letteralmente, il tentativo di portare giù le stelle. Per definizione, quasi geneticamente, dunque, irrealizzabile. Da allora ho capito che le parole contengono la radice profonda di quello che noi siamo e che, perciò, meritano rispetto.
La dizione per me è rispetto per le parole: se la dizione non è digerita, metabolizzata, fatta propria, contribuirà a rendere un attore falso, poco credibile. Ogni attore dovrebbe possedere una corretta dizione per poter scegliere di non usarla: deve poter diventare zio Vanja, Adelchi, Saul o Polonio, ma anche uno spacciatore di borgata e parlare nella sua lingua primitiva e “sporca”. Per scoprire come la dizione non è altro che una forma di libertà e di espansione di sé, un’evoluzione della nostra identità, fondamentale passo per un attore, bisogna studiare molto, predisponendosi quasi all’apprendimento di una lingua nuova: spesso, infatti, scopriamo che alcune parole si pronunciano in modo completamente diverso da quello che credevamo. E scopriamo di essere detentori di un linguaggio infinitamente più vasto e pieno di inaspettate sfumature e possibilità.

Canto

emira-insegnanti
Docente Emira Dervinyte

Durante l’anno lavoriamo sull’impostazione della voce cantata sia in gruppo, sia singolarmente, consolidando la respirazione diaframmatica e curando l’emissione del suono sotto diversi aspetti.
Agli allievi vengono proposti diversi esercizi vocali per affrontare i temi della tecnica vocale e della musicalità: la cura dell’intonazione, del ritmo, del fraseggio, della dinamica, dell’espressività e del lavoro in ensemble (equilibrio e armonia tra le voci). Il canto è un’espressione vitale, forte che viene affrontata con estrema cura e con un particolare ascolto dell’allievo al fine di permettergli un approccio sereno e coraggioso che gli consenta di esprimersi in piena libertà e acquisendo in questo modo, qualunque sia il livello di partenza, un ottimo livello di dimestichezza e confidenza.

Il programma del corso prevede:
1.Impostazione della voce cantata attraverso differenti esercizi tesi a perfezionare l’intonazione e il ritmo.
2.Scelta e preparazione del brano solista assegnato a ciascuno studente sulla base delle singole doti vocali.
3.Cura dell’espressione musicale e dell’interpretazione.
4.Possibilità di formare ensemble vocali all’interno del gruppo.

Movimento scenico | Acrobatica

alberto-insegnanti
Docente Alberto Bellandi

Il corpo è lo strumento dell’attore e il training di movimento scenico è il mezzo per attivare, perfezionare e controllare questo strumento. Un corpo duttile, capace di interagire con lo spazio, l’oggetto e il compagno, pronto ad agire con sicurezza durante l’azione scenica. Le esercitazioni si basano sull’acquisizione di una consapevolezza fisica e un allenamento che si struttura in moduli capaci di portare l’attore a superare i propri limiti, acquisire forza e flessibilità, capacità di rispondere alla scena in modo attivo e organico, dando spazio al corpo e alle sue possibilità più profonde e più espressive.

Acting Yoga


Docente Giovanna Muschietti

Lo yoga è una pratica attraverso la quale si coltiva presenza e integrazione mediante un lavoro fisico che conduce nel profondo del proprio essere. Può quindi rappresentare un utile strumento per l’attore, il quale deve poter manifestare il proprio sentire attraverso il corpo e liberarlo da quei blocchi fisici che impediscono il naturale fluire dell’energia e delle emozioni. Deve inoltre poter essere presente qui e ora, portare qualità e consapevolezza al gesto e incrementare l’ascolto di sé e dell’altro. Non ultimo, dovendo dare vita a qualunque tipo di personaggio, l’attore potrà trovare un nuovo strumento di connessione con il proprio Sé più profondo, grazie all’acquisizione di una maggiore consapevolezza della relazione fra la mente e il corpo. Nell’Acting Yoga si propone una pratica dinamica che affronta tutti questi aspetti potenziando le qualità e le sfumature necessarie all’attore per affrontare al meglio il percorso scenico.

Metodologia e poetica

Il nostro lavoro è il frutto di una ricerca e di un costante studio, che hanno creato nel tempo una conoscenza approfondita e aperta delle diverse discipline e pratiche teatrali. Tutti gli insegnanti portano il loro contributo professionale e personale confrontandosi sempre su una comune piattaforma che ha come fulcro l’attore, la conquista quotidiana degli strumenti del mestiere e del sé, la sua capacità di aprirsi, centrarsi e seguire una disciplina che possa alimentare il talento attraverso una pratica psico fisica ed emotiva costante e appassionata.

Pur partendo dagli insegnamenti di Stanislavskij come motore di riferimento e come origine, la formazione attoriale è orientata verso differenti forme di approccio all’arte dell’acting che sono il risultato quotidiano di uno studio sempre in evoluzione e sempre aperto al confronto e al cambiamento. I docenti rispondono alle molteplici esperienze formative acquisite ed elaborate e sono centrati sull’attore come presenza totale, multidimensionale e fisica.

Il lavoro dell’attore si fonda sull’azione, sulle domande e sulle scelte. L’attore è qualcuno che deve ascoltare, essere presente e rispondere alla realtà che sta creando, e che, insieme al partner, lascia accadere quello che la scena propone. Gli esercizi scenici, prima di approdare al testo, servono a conoscere quei codici che consentono all’attore di agire e di dare vita all’azione dinamica e conflittuale che sta alla base di ogni dramma e di ogni commedia. L’analisi del testo individua fondamentalmente cosa accade, cerca le coordinate dell’azione e gli obiettivi, e crea la struttura di base sulla quale l’attore potrà creare e dare sostanza alla realtà della scena. Il corpo dell’attore deve essere un corpo rilassato ma vigile, aperto e dinamico, capace di accogliere le sollecitazioni della scena e del partner, e capace di restituire alla scena ciò di cui c’è bisogno per rendere vivo lo svolgersi degli eventi. Il lavoro dell’attore non può prescindere dal necessario e importante incontro con se stesso; negarlo è controproducente e fallimentare. I momenti di inevitabile crisi, di disorientamento e confusione dell’attore, se accolti e guidati senza timore e con competenza, sono tappe necessarie e fruttuose alla crescita di ogni artista. L’attore deve potere e volere cogliere la possibilità di riconoscere le dinamiche che si scatenano in relazione al mondo e agli altri, e di esplorare le difficoltà e le qualità di cui dispone. Questo non ha niente a che vedere con il trasformare il lavoro dell’attore in una sorta di sommaria terapia psicologica, come si può essere portati a credere, ma ha a che vedere con l’essere umano nella sua interezza, con la capacità e la volontà che servono ad un attore di farsi specchio e messaggero dell’intera Umanità.